'L'Uomo dal Fiore in Bocca'+'Cecè': due atti unici dal segno opposto ma altrettanto significativi della poetica del maestro di Agrigento.
 
“L’UOMO DAL FIORE IN BOCCA”
Inizio nottata in una stazione ferroviaria: due uomini si incontrano e cominciano a parlare.
Ma alla vacuità e quotidianità di uno ben presto si contrappone la feroce e ansiosa voglia di godere l’attimo dell’altro che, colpito da un tumore a forma di fiore sul labbro, racconta di una consapevolezza che solo un condannato a morte che sa di esserlo può raggiungere.
“CECÈ”
Nella Roma post-unitaria Cecè, faccendiere e donnaiolo impenitente, riesce a fare fessi sia un commendatore venuto a ringraziarlo per un favore ricevuto che una splendida ragazza che, per conquistare e mostrare agli amici,  aveva beneficiato di alcune sue cambiali di cui intende rientrare assolutamente in possesso.
Cercando però di mantenere in piedi la relazione stessa con la ragazza.

Virus Teatrali
“PIRANDELLANDO”
“L’UOMO DAL FIORE IN BOCCA”+“CECÈ”
due atti unici di LUIGI PIRANDELLO
 
regia | adattamento
GIOVANNI MEOLA
 
con (in o.a.)
LUIGI CREDENDINO
SARA MISSAGLIA
ENRICO OTTAVIANO
 
costumi | elementi di scena
ANNALISA CIARAMELLA

durata | 30’+55’ ca.  (tot 1h 30’+intervallo)
debutto | 2008

I due atti unici, drammatico uno insolitamente brioso e leggero l’altro ('Cecè' è peraltro il primo lavoro scritto appositamente per la scena) hanno una caratteristica comune: illustrare contemporaneamente,  e in modo compiuto, l’intero universo pirandelliano ma anche la nostra società attuale con una vividezza addirittura allarmante, ché dall’epoca del grande darammaturgo certi costumi e comportamenti non sono affatto cambiati

 
estratti Rassegna Stampa
“Per la loro complementarità, le due opere scelte da Meola paiono assolvere allo scopo. La sua regia è, come sempre, improntata all’apparecchio d’un quadro vivo, non paludato né che s’impaluda; e in riscontro, Enrico Ottaviano, Luigi Credendino e Sara Missaglia hanno agio di renderci un’interpretazione che tocca con rotonda efficacia sia le corde del pathos che del brio, con picchi da risata e pianto o quasi; e questo mai con mezzucci. Si è insomma reso un ottimo servizio tanto al fu Luigi Pirandello, quanto al presente pubblico, che infine ha ringraziato con chiassoso calore; magari tutto il teatrare fosse cosí immediato,  in questo mondo d’oggi cosí pirandelliano.”
(Teatro.org | M.Palasciano)
 
“Ed ecco che il Pirandellando di Giovanni Meola ci ha offerto, finalmente, una versione del teatro del drammaturgo agrigentino in grado di coniugare con cura ed intelligenza la forza quasi archetipica del testo con un chiaro e lucido disegno registico così da farci avvertire nella voce e nei gesti degli attori, tutti bravissimi, la traccia autentica ed immortale del relativismo etico ed esistenziale di Pirandello, incredibilmente rinato e rivitalizzato, reso nuovamente idoneo a parlarci e ad illuminarci con la tragica e sferzante ironia che gli riconosciamo.”
(Teatrocult)
 
Dietro le quinte