il BAMBINO con la BICICLETTA ROSSA

liberamente ispirato al ‘caso Lavorini’
voci da un rapimento
 
Un caso di cronaca: il primo rapimento di un minore finito tragicamente.
Viareggio, Gennaio 1969: la ‘strategia della tensione’ è ancora a qualche mese dall’avere ufficialmente inizio, mentre sta avendo termine il ‘boom economico’.
Ermanno Lavorini, 12 anni, esce già da solo inforcando la sua bicicletta Super Aquila rossa.
Ma un pomeriggio, da quel giro in bici, non torna più.
Primo evento mediatico in assoluto in Italia, il caso-Lavorini fu sulla bocca di tutti, tutti si sentirono genitori, fratellini o sorelline del piccolo rapito.
Poi, di lui, tutti si dimenticarono.
Tutti.
Per quali motivi?
Di lì a poco, bombe, attentati, lotte ‘rivoluzionarie’ o ‘reazionarie’ avveleneranno il paese.

“Fu primo rapimento e prima morte.
La vittima d’una impensata sorte.
In Italia mai era accaduto.
Da quel momento tutto fu fottuto.
Dopo il Bambino, solo agitazione.
Fu la strategia della tensione.”
 
personaggio | il Pistarolo

Virus Teatrali
in collaborazione con | Teatro Insania
 
"il BAMBINO con la BICICLETTA ROSSA"
(voci da un rapimento)
liberamente ispirato al 'caso-Lavorini'

testo - regia
GIOVANNI MEOLA

 
con
ANTIMO CASERTANO
 
scenografia
FLAVIANO BARBARISI
ass.te scenografo
ALESSANDRO FRANCIONE
costumi
MARINA MANGO
ass.te alla regia
ANNA BOCCHINO
foto di scena
NINA BORRELLI
progetto grafico
FRANCESCO COTRONEO
ufficio stampa
GABRIELLA GALBIATI
 
da un'intuizione di | Antimo Casertano

durata | 75'
debutto | Aprile 2019

 

note dell’autore
‘Il Bambino con la Bicicletta Rossa’ nasce, a 50 anni esatti da allora, dall’intuizione di un giovane attore che affida alla penna di un drammaturgo la sua piccola ossessione, ricostruire cioè la vicenda, dimenticata e sepolta nonostante il clamore enorme dell’epoca, e raccontarne i retroscena e i perché della sua scomparsa dalla memoria pubblica odierna.
Quell’autore si è fatto a sua volta prendere da quella piccola ossessione, facendola propria, e ha immaginato delle ‘voci’, nove voci da un rapimento, per l’esattezza.
Quelle dei veri protagonisti di questa intricata vicenda.
Ma le ha immaginate trasfigurate, ognuna con una sua specifica caratteristica in sede di scrittura, ognuna coniugata in uno stile diverso (prosa, versi sciolti, rime, anafore, ecc.).
Nove voci affidate a volto, corpo e voce di quello stesso attore ancora oggi alle prese con quella ossessione che, in scena, anche attraverso un inesausto lavorio fisico, potrà finalmente domare per raccontare quella che forse fu proprio l’infanzia delle stragi, come scrisse qualcuno in quegli anni, Cassandra inascoltata o forse volutamente trascurata.
In fondo, l’Italia non continua ancora oggi ad essere il paese dei misteri irrisolti?

Quasi degli instant-records, sull’onda del sentimento popolare di sgomento e scandalo che la vicenda rappresentò agli occhi di un’opinione pubblica fortissimamente suggestionata dal primo caso in Italia di kidnapping con esito tragico, varie versioni della ballata ‘Il Ragazzo Scomparso a Viareggio’, uscite di getto all’epoca, intrecceranno storia e personaggi, contrappuntandone versi e prosa.

il contesto storico-politico
Il rapimento e uccisione di Ermanno Lavorini furono subito rubricati (da stampa, TV, forze dell’ordine, inquirenti) come frutto della devianza giovanile che a Viareggio significava il giro della prostituzione omosessuale e minorile che gravitava attorno alla Pineta di Ponente della cittadina balneare che, nel frattempo, era diventata uno dei simboli del boom economico italiano, meta vacanziera di tantissime famiglie della media e medio-alta borghesia del paese.
Uno scandalo di proporzioni inaudite per un paese ancora puritano e benpensante.
Gli adulti coinvolti nel caso furono distrutti nella reputazione: qualcuno si suicidò, qualcun altro morì di crepacuore, qualcun altro ancora vide finire in polvere la sua carriera politica.
Solo grazie alla pervicace azione di pochi, isolati, giornalisti, tra cui Marco Nozza, soprannominato il ‘Pistarolo’, il caso fu rimesso in discussione da un giudice istruttore che porterà a processo, e a far condannare per motivi politici, alcuni ragazzi appartenenti al Fronte Monarchico Giovanile, diversi esponenti dei quali cambiarono decine e decine di volte versione durante gli anni di indagini e detenzione, depistando scientificamente il corso delle cose.
Nel frattempo, a Viareggio veniva fatto naufragare il progetto politico di un’alleanza tra i partiti socialista e comunista uniti a fronteggiare l’avanzata delle destre missina e monarchica.
Un intreccio perverso di devianza minorile, eversione politica, insabbiamenti, depistaggi e reticenze.
Il ‘caso Lavorini’ fu definito da molti una sorta di anticipazione della strategia della tensione che di lì a pochi mesi (Dicembre ’69) scoppierà in tutta la sua virulenza.
Quando le indagini furono correttamente indirizzate verso la matrice politica (i ragazzini del Fronte Monarchico rapirono il bambino per ottenere un riscatto con cui finanziare azioni eversive e dinamitarde per bilanciare le proteste che, da sinistra, i giovani cominciavano a fare sull’onda del ’68 parigino, come nella contestazione avvenuta il 31 Dicembre ’68 a Viareggio, alla Bussola, il locale più famoso d’Italia), calò di botto l’attenzione sul caso e sulla sua vera matrice.
Del resto, nel frattempo, avevano cominciato a scoppiare le bombe…


estratti Rassegna Stampa
 
“Antimo Casertano, entra ed esce nei e dai panni di ogni singolo protagonista della vicenda, con instancabile e pregiata immedesimazione scenica. Meola, con la sua regia, a tratti nervosa, dinamica, trasporta lo spettatore verso gli angoli più bui ed assurdi della vicenda, accompagna l’attenzione del pubblico prima da un lato, poi dall’altro, affinché sia chiara, evidente, netta, la macchinazione esterna. Attraverso i tempi del racconto, i colori, i gesti, le musiche, le infinite abilità di maschera dell’attore, sul cui volto e corpo scorre l’intera vicenda, l’autore traccia sicuro il suo di racconto, ed il risultato, quando l’ultimo tassello sembra posizionarsi nella giusta posizione, è un applauso forte, imponente, meritato senza alcun dubbio.”
(Controscena | Paolo Marsico)
 
“Antimo Casertano ha una fossetta sul mento, i capelli nero corvino, le spalle grosse e la bocca larga. In un’ora e quindici minuti si contorce, si allunga, si strizza, si rilassa, si contorce, si difende e si protrae. Una prova davvero complicata quella del giovane attore, che entra ed esce da 9 corpi diversi, senza sosta, senza un attimo di pausa, senza esitazione alcuna. Giovanni Meola, autore e regista, ci fa vivere i giorni ricchi di ansia e cupi, anzi neri, del rapimento Lavorini attraverso l’enorme prova d’attore di un interprete così bravo ad incarnarsi nei personaggi da far percepire persino l’odore dolciastro di fogliame marcio della Pineta di Viareggio. Man mano che Casertano si strofina sempre più nervosamente il viso, il pantalone, la bocca o i capelli (a seconda dei personaggi), la verità e i fatti di cui prima si fanno sempre più chiari. Grandi applausi e, direi, tutti meritati.”
(FacciUnSalto | Francesca Pace)
 
“Meola riesce a portare in scena un lavoro di ricerca assai complesso, riuscendo a restituire verità teatrale ad un caso di cronaca attraverso una delicata partitura drammaturgica. Da qui l’idea di immaginare nove voci, tutte interpretate dall’immensa prova di Antimo Casertano che ne tesse la trama per 75 minuti di spettacolo nei quali ognuna di loro sembra trovare una propria verità per poi ribaltarla totalmente. Ciascun personaggio è caratterizzato da un differente stile narrativo (prosa, versi sciolti, rime, endecasillabi, anafore, ecc.) oltre che dalla reiterazione di alcuni movimenti corporei che non smettono di perseguitare i personaggi, o forse fantasmi che decidono di raccontarsi al pubblico. L’immenso lavoro dell’interprete è dimostrazione di un lavoro attoriale e registico ineccepibile e la resa complessiva dello spettacolo rende giustizia ad un esperimento drammaturgico insolito e per questo degno di riconoscimento da parte del pubblico che, infatti, al termine, mostra di apprezzare senza esitazioni l’intero lavoro scenico.”
(Il Corriere del Teatro | Francesco Gaudiosi)
 
“Da sempre Meola getta uno sguardo profondo su tematiche di impegno civile (alternandole felicemente ad incursioni in tutt’altri territori drammaturgici) con coraggio e passione. Anche in questo lavoro vi è alla base un’accurata ricerca quasi giornalistica che ha permesso di ricostruire le vicende con linguaggio prettamente teatrale. Casertano, a lungo applaudito, mette in scena affabulazione e indignazione con massimo impegno fisico ed enorme crescendo emotivo. Un bel lavoro drammaturgico, assolutamente non facile da orchestrare, da far vedere in particolare a giovani e studenti: sono loro la speranza di cambiamento, a loro va fatto il dono della memoria.”
(Notizie Teatrali | Maresa Galli)
 
“Scritto per il 70% in versi, e non a caso, è occorso del tempo per redigere un testo di per sé impegnativo, denso di emozionalità e di tanti percorsi di lettura, di tante trame interpretative, espressione di dubbi, domande, interrogativi che non trovano ancora oggi una chiara risposta. Ispirata liberamente al ‘caso Lavorini’, l’idea drammaturgica si intreccia, per determinata scelta registica e di scrittura, con una costante componente fisica, che impegna fortemente il monologo dell’attore, per segnarne temporalità e scansione interpretativa. Un inomio di grande intesa tra Giovanni Meola, regista/drammaturgo, e Antimo Casertano, capace di stare in scena, con la stessa immutata energia, per più di un’ora, portando sul palcoscenico ben nove personaggi differenti.”
(TeatroCultNews | Rita Felerico)
 
“Grandissimo consenso di pubblico per il nuovo lavoro di Giovanni Meola, che ne cura anche la regia. Si tratta di un lavoro ispirato al ‘caso Lavorini’, primo vero evento mediatico in Italia, riguardante il primo rapimento ed uccisione di un bambino di soli 12 anni, avvenuto 50 anni fa e ormai dimenticato da tutti. Il tutto nasce da un’intuizione del giovane e talentuoso attore Antimo Casertano, trasformato in realtà dall’ispirata penna del drammaturgo napoletano già noto come regista, attore, direttore artistico e formatore. L’attore, incantando ed entusiasmando i presenti, incarna nove personaggi dando ad ognuno di essi credibilità, sudore e pensieri.”
(Xeventi | Angela Andolfo)
 
foto di scena