IO SO e HO LE PROVE*

dal caso letterario del 2015
 
la conversione di un ex-manager bancario
 
Enzo, di estrazione popolare ma assai ambizioso, si trova al posto giusto nel momento giusto: la deregulation del sistema bancario.
In questo modo, fa carriera e soldi per più di vent'anni.
Poi...la conversione.
Che, come tutte le conversioni, è irta di ostacoli, contraddizioni, difficoltà.
Ma Enzo è ostinato, vuole diventare un uomo diverso e perciò crea un'azienda che difende...dagli abusi delle banche.
Così, ora si trova ad accompagnare un suo cliente, un imprenditore vessato dalla propria banca ma che ha bisogno vitale di un fido, ad un incontro con una funzionaria piacente, alta e figa, una di quelle ‘serial-killer’ per le quali lui, da manager, stravedeva (‘...perché le femmine sanno come far mettere una firma molto più di noi uomini’).
Enzo riuscirà ad evitare al suo cliente la sorte che lui, inesorabilmente, faceva fare invece, a parti invertite, a imprenditori come quelli, contribuendo così alla distruzione dell'economia reale ?

Virus Teatrali
“IO SO e HO LE PROVE”
(concertato per corpo | parole | suoni | rumori) 
 
liberamente tratto dall'omonimo libro di VINCENZO IMPERATORE (ed. Chiarelettere)
 
testo | regia | con
GIOVANNI MEOLA

e con | musiche originali
DANIELA ESPOSITO
 
regista assistente | costumi
CHIARA VITIELLO
ass.te alla regia
ANNALISA MIELE
 
elementi di scena
MONICA COSTIGLIOLA | ANGELO DE TOMMASO
 
foto di scena
NINA BORRELLI
progetto grafico
IRENE PETAGNA
ufficio stampa
PAOLA AMORE | GABRIELLA GALBIATI

durata | 75’ ca.
debutto | Dicembre 2016
testo sottoposto a tutela SIAE
 

‘IO SO e HO LE PROVE’, di cui Virus Teatrali ha i diritti in esclusiva per l'adattamenteo teatrale, racconta la ‘conversione di un ex-manager bancario’ che, dopo un quarto di secolo al servizio della più importante banca italiana, ne è uscito denunciandone tutte le nefandezze, comuni all’intero settore bancario nazionale ed internazionale negli ultimi due decenni.
 
note dell'autore
L'umanità che trasudava dai passaggi più cinici o delicati del libro mi ha spinto ad immaginare un Enzo in carne ed ossa, pronto a raccontare e svelare malefatte, trucchi e retroscena, e il cui tormento interiore è quello di un personaggio shakespeariano che ha sempre intuito di fare la cosa sbagliata anche se la faceva perché...così si doveva fare.
 
In scena, però, non ci sarà un solo corpo, bensì due: affianco all'attore, una musicista/rumorista.
Mi interessava, infatti, far accompagnare questo personaggio da suoni, rumori, musica, come si trattasse di un vero concertato in grado di amplificare, sottolineare, svisare, alleggerire, drammatizzare o scompaginare l'apparente suo cinismo, il reale suo tormento, il ghignante suo provocare, il fiducioso suo autoaccusarsi.
La messinscena intesa, quindi, come un incontro a volte sopra le righe, altre volte ironico, altre ancora sacrale, serrato e diretto.

estratti Rassegna Stampa
1
“La drammaturgia di Meola si sofferma costantemente sulla denuncia della condizione di apparenza, intesa come copertura e travestimento che caratterizza le famiglie italiane degli ultimi vent’anni, o meglio la cosiddetta media borghesia.
Al centro della scena una sedia-trono, l’altare di questa nuova religione del denaro che rende schiavi allo stesso modo, ma con modalità differenti, sia i bisognosi che coloro che speculano sul bisogno. Il gioco di luci e di atmosfere caratterizza i momenti in cui il rito religioso incombe ed inquieta, soprattutto perché il nuovo dio da venerare è definito “Mamma Banca”.
Dal punto di vista teatrale riscopriamo in Meola un ottimo attore, forse a lungo sopito e oscurato dal ruolo di regista e drammaturgo. Un plauso va a Daniela Esposito che riesce a coniugare i momenti musicali e quelli ironici, nonché le interpretazioni da personaggio muto, ma fortemente espressivo, presentando in scena un’artista elegante ed eclettica.”
(Dramma.it | E.Ferrauto)
 
2
’Di-ret-to-re, di-ret-to-re’. Il refrain resta in mente anche dopo qualche giorno. Perché occorrerà del tempo prima che lo spettacolo scivoli addosso e vada via. È Giovanni Meola a mettere in scena questo monologo che ti entra nello stomaco e non ti lascia più, con la splendida seconda voce di Daniela Esposito, formidabile attrice e strumentista che accompagna il protagonista sottolienando con diversi suoni i momenti – ora grotteschi, ora drammatici – della vicenda. Una sintesi crudele quanto efficace e, ahinoi, realistica del sistema creditizio.
Esempio di teatro civile come quello che Paolini portò in scena con la tragedia del Vajont. E che in TV qualcuno dovrebbe mandare in onda in prima serata. In passato solo Ricucci (uno dei ‘furbetti del quartierino’), in una memorabile puntata di Matrix, ha spiegato con altrettanto dovizia di particolari il sistema bancario. Senza però, ovviamente, raggiungere le vette di lirismo di Meola che è abile, grazie alla sua compagna di scena, a stemperare il tutto con note dissacranti.
Meola non arretra e non fa sconti nemmeno al protagonista mentre lei scandisce i momenti chiave con i suoi strampalati quanto efficaci strumenti rudimentali e una mimica mai banale.”
(Il Napolista | M. Gallo)
 
3
“Meola si fa interprete ed impeccabile portatore di una voce, o meglio di una verità alla quale molti, troppi, sono ancora sordi, ed in modo estremamente semplice e disarmante rende più fruibile e dilagante possibile il concetto di come l’inganno venga perpetrato ai danni dei propri, a volte ignari, a volte semplicemente bisognosi, correntisti, privati cittadini o imprenditori. Il protagonista è affiancato e sostenuto da una musicista che incarna i diversi personaggi, la quale, con i suoi curiosi suoni e rumori, arrangiati strumenti e acuti vocalizzi, stempera lo spettacolo scandendo termini e momenti topici del monologo conferendogli un’efficacia misto di comicità, amarezza e crudeltà.”
(Il Roma | M.Mandico)
 
4
“Se la drammaturgia rende merito al libro da cui è liberamente tratta, l’interpretazione rende merito alla drammaturgia, nella singolare capacità di fare di una complessa vicenda a più voci un monologo che non annoia, con tanti personaggi concentrati in un solo attore e in una brillante musicista/rumorista. Notevole la capacità dell’interprete di mantenere costante l’attenzione nonostante la tematica complessa e qualche termine di alta finanza estraneo ai più. Una chicca la partecipazione di Daniela Esposito, che correda il contesto di un’ironia irriverente ma mai inidonea, facendolo col supporto, oltre che di un’efficace mimica facciale, anche di originali oggetti di scena che diventano straordinari strumenti musicali in grado di creare l’atmosfera adatta alle differenti circostanze raccontate e di dare voce (ma senza mai usare la voce) a impiegate e funzionarie spietate o clienti e imprenditori sofferenti.
Un teatro fatto di suoni, luci e poco altro: due bravi interpreti, un buon soggetto e una regia assai curata. Bello, quando il teatro fa il suo lavoro.”
(la Cooltura | L.Laezza)
 
5
“Lo spettacolo ripercorre con ironia e dovizia di particolari, alternando ai monologhi rapidi e frenetici di Meola i suoni e i rumori della fisarmonicista, che a tratti diventano veri e propri personaggi in scena, la carriera dell’ex-manager Vincenzo Imperatore, la cui vicenda umana ispira liberamente l’intera operazione. Grazie a tutte le circolari, brochure e direttive inviate via mail dai suoi capi e meticolosamente conservate per anni, Imperatore non solo sa ma ha anche tutte le prove di questa condotta bancaria che ha vessato per anni clienti ignari, decidendo così di mettere tutto nero su bianco, denunciando ed auto-denunciandosi. Con un linguaggio tecnico ma comprensibilissimo, serrato, ritmato, mimato e accompagnato da musiche e suoni, lo spettacolo, vero e proprio esempio di teatro civile, ci fa diventare più consapevoli di una realtà sulla quale magari non ci siamo mai soffermati ma che è - ahinoi - estremamente vicina e protagonista delle nostre vite.”
(Quarta Parete | I.Bonadies)
 
6
“Meola firma il libero adattamento del saggio omonimo e ne firma la regia, raccontando mirabilmente il percorso umano del bancario attraverso la parola teatrale. Anche interprete, è accompagnato in scena dalla talentuosa Daniela Esposito, musicista/rumorista che con suoni, vocalizzi, gestualità, fa da contrappunto al protagonista dando corpo ai personaggi che il manager incontra sul suo percorso. Una storia spietata, che racconta dell’invito delle banche ai clienti ad acquistare da loro persino diamanti nel nome del profitto sempre più bulimico. Poi, il rimorso e la conversione.
Se Pasolini non apparteneva al mondo (politico) che denunciava senza requie, il protagonista di questo lavoro era quel mondo. Ma invertire la rotta è sempre possibile e Meola, autentico joker in scena, cinico, spietato, beffardo, mostra come sia possibile questa inversione a ‘u’.”
(NT Notizie Teatrali | M.Galli)
 
7
“La materia che ha incuriosito l’autore e regista è assolutamente ostica. Eppure le ripercussioni di queste dinamiche, lontane dalla portata di molti, si ripercuotono nella vita di tutti. Un motivo più che valido per plasmare l’analisi in sostanza artistica e offrirla in pasto ad un pubblico altrettanto curioso ma totalmente a digiuno di nozioni d’economia e finanza. Proprio per questo il lavoro di Meola, che cura drammaturgia e regia ed è credibile interprete nei panni del ‘bancario pentito’, potrebbe sembrare un’azzardo. Invece, l’impianto narrativo e registico si affida ad una scelta accattivante e assai efficace: la suggestiva performance di Daniela Esposito, musicista, sul palco assieme al protagonista, che ne scandisce le emozioni, servendosi di strumenti sempre diversi, dando respiro ad una sorta di ‘sonoro umanizzato’ in perfetto contrasto con la disumanità del sistema.”
(Spaccanapoli | M.Iacobucci)
 
8
“Lo spettacolo coglie a pieno lo spirito e la motivazione della scrittura dell’autore del libro e il ritmo incalzante dell’adattamento di Meola crea e realizza una drammaturgia indipendente, arricchita e valorizzata dalle musiche originali di Daniela Esposito, anche ‘attrice muta’, sempre in scena assieme al protagonista, la quale interpreta, servendosi di una fisarmonica e di piccoli strumenti a percussione, nonché con suoni e rumori, i passaggi e i quadri che si succedono per descrivere le azioni e i pensieri del personaggio. La messinscena coinvolge e avvolge lo spettatore, che si ritrova a pensare e sentire come il protagonista, perché ha vissuto o vive sulla sua pelle le cose di cui si parla. Meola, da interprete, ci apre gli occhi con passione, spronando il nostro senso critico, mettendo in luce un problema etico che non si può e non si deve ignorare. La storia di questo manager bancario e della sua conversione aderisce come una seconda pelle sul regista-attore, il quale, con semplicità ed immediatezza espressiva, ci regala una brillante prova d’attore e di regista.”
(Teatro Cult News | R. Felerico)
 
9
“È un teatro presente quello di Giovanni Meola, non solo all’attualità e alla cronaca, ché in tal caso si parlerebbe di teatro giornalistico, ma presente al mondo e alle sue innumerevoli sfaccettature. Questa presenza si manifesta nella trasfigurazione, nella trasformazione del fatto in sé in azione teatrale (qui la differenza col teatro giornalistico) che dal puro dato di cronaca lo eleva a paradigma del mondo. Così è stato per molti dei suoi spettacoli precedenti e così è per questo Io So e Ho Le Prove, un lavoro che fa vibrare un nervo scoperto di questi ultimi anni, quello della degenerazione del sistema bancario. All’origine, il libro-denuncia di V. Imperatore dal quale è mutuato il titolo. Meola sottopone il testo ad un’acuta sintesi scenica e le parole di denuncia dell’ex manager si trasformano in gesti, suoni, luci. La recitazione assume toni enfatici o grotteschi e, a seconda dei casi, sommessi, sussurrati, declamati, urlati. Trasformando lo scandalo in un atto di comprensione. Oltre a sé, nella parte dell’ex-manager, Meola si avvale di una controparte, una specie di suo specchio deformante, o amplificante, fatto di ritmi, suoni, rumori, vocalizzi, affidati alla brava Daniela Esposito, attraverso cui coglie quell’enfasi grottesca, parossistica, che il puro dato di cronaca per quanto sconvolgente e inquietante non riesce a trasmetterci.”

(Proscenio | Antonio Tedesco)

 
10
“La narrazione segue un vibrante dialogo, fatto di parole e di gesti ma anche di suoni e vocalizzi, un saliscendi che progredisce per episodi e che non concede distrazioni o momenti spenti. I due performer riempiono la scena, senza sbavature, senza ripetizioni, sorprendendo con il modo incalzante e ironico in cui viene rappresentata la conversione dell'uomo tra ripensamenti e incoerenza, ostinazione e ambizione.
Le scelte registiche enfatizzano le dichiarazioni del protagonista, amplificandone l'espressività con giochi di ombre e l'impiego di luci colorate che conferiscono caratterizzazioni cromatiche al dissidio emotivo che viene rappresentato.”
(Il Gufetto | F. Faiella)

Il progetto è stato presentato alla stampa e al pubblico in una tavola rotonda aperta, alla presenza di Giovanni Meola e dell’autore del libro Vincenzo Imperatore, il 12 Gennaio 2017 presso la filiale romana di Banca Popolare Etica.
Si è trattato della prima volta in assoluto che, in ambito teatrale, uno spettacolo sia stato presentato in tale contesto.
 
Lo spettacolo ha avuto un’anteprima nazionale sotto forma di lettura scenica drammatizzata presso il Complesso Monumentale di San Domenico Maggiore (NA) a Febbraio del 2016.
Il lettore, in tale occasione, è stato l’attore Enrico Ottaviano, già collaboratore storico ed interprete di svariati spettacoli prodotti e realizzati da Virus Teatrali.
 
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foto di scena | Nina Borrelli
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